Premessa

Da dati.parlamento.

Le ragioni del dossier sugli Open Data in ambito parlamentare

Libero accesso e riutilizzo

Il fenomeno dei "dati aperti" (o Open Data nella dizione anglosassone) si colloca sulla scia della cultura “open” che ha già lanciato i concetti di open source software, open standard, open culture, open education, open content e open access, presentando tuttavia – rispetto a questi - un potenziale impatto ben più ampio e pervasivo, in quanto attinente all’intero mondo dell’informazione, al canale di comunicazione globale rappresentato da Internet e finalizzato a consentire la rielaborazione dell’intera conoscenza disponibile sulla rete da parte di chiunque. Esso si basa sul paradigma secondo il quale i dati prodotti o raccolti per finalità pubblica in qualsiasi ambito e da chiunque – siano organizzazioni pubbliche o private, siano società o singoli individui – debbano essere resi disponibili all’accesso, alla condivisione e al riutilizzo in modalità gratuita e senza vincoli di accesso a tutti i possibili interessati attraverso la rete Internet.

In ambito pubblico e istituzionale il principio dei "dati aperti" ha dato un’accezione concreta al paradigma dell’Open Government che ha caratterizzato ed animato il panorama politico, amministrativo e tecnico degli ultimi anni sia a livello internazionale - basti citare la direttiva USA del 2009 sul tema - che nazionale.

Difatti questo principio, se declinato in ambito pubblico, si traduce in una sorta di "restituzione" - da parte dei soggetti pubblici e istituzionali - dei dati come patrimonio comune, dando concretezza al principio di trasparenza che deve regolare l’operato delle pubbliche amministrazioni e al tempo stesso abilitando il potenziale economico insito nell’utilizzo dei dati pubblici a sostegno dello sviluppo. Gli unici limiti a questa apertura della conoscenza, che dovrebbe essere ampia e globale, può essere ravvisato ovviamente in obiettivi impedimenti materiali o in ragioni contrarie a tale diffusione (come nel caso in cui entrino in gioco interessi confliggenti, quali ad esempio, la tutela dei dati personali o ragioni di sicurezza nazionale).

In questi termini, la necessità di orientare le amministrazioni pubbliche verso un "approccio Open Data" nel trattamento e nella messa a disposizione dei propri dati sembra incontrare un largo consenso sia nell'opinione pubblica che presso la classe politica, senza distinzione di parte. La consapevolezza di fondo, alimentata da una nutrita serie di studi e analisi, si basa sulle ricadute concrete che questo approccio può contribuire a produrre: la disponibilità di queste basi informative può avere positive implicazioni sulla trasparenza dei processi decisionali, sulle disponibilità di quei dati e di quelle informazioni su cui questi processi sono fondati, sull'estrazione di carburante aggiuntivo per le attività economiche, magari in contesti diversi da quelli per cui originariamente sono stati raccolti.

Anche a livello normativo, è sempre più frequente l'inserimento di disposizioni specifiche in cui il legislatore esplicitamente prevede "la messa a disposizione al pubblico dei dati in formato aperto". Si tratta perlopiù di disposizioni finalizzate a rispondere all'esigenza di maggiore "trasparenza" dell'operato delle pubbliche amministrazioni anche se, come vedremo, i concetti di apertura e trasparenza, pur collegati, non sono necessariamente coincidenti.

Malgrado una forte attenzione in materia di "apertura" dei dati pubblici, l'impressione è che si sia solo all'inizio di un importante cambiamento del settore pubblico (con un forte potenziale impatto anche su quello privato) che comporta profondi interventi nei processi di lavoro e nei servizi erogati dalle istituzioni coinvolte per poter generare reali benefici sociali.

Il parlamento italiano è quindi coinvolto dal "fenomeno Open Data" da più punti di vista: il Senato e la Camera infatti, oltre a produrre normativa in materia di Open Government, sono anche sia produttori di dati aperti attraverso specifici servizi informativi (dati.camera.it, disponibile dal 2011, e dati.senato.it, disponibile dal 2013) che fruitori di servizi di altre istituzioni per la documentazione parlamentare.

Aspetti tecnici, giuridici ed economici

Questo dossier si prefigge l’obiettivo di mettere a fuoco gli Open Data sotto diverse angolazioni, nella constatazione del consenso che "i dati aperti" riscuotono: si cercherà pertanto di approfondire non solo gli aspetti tecnici ma anche quelli giuridici e le implicazioni di natura legale, organizzativa ed economica insite nei cambiamenti indotti dall'apertura dei dati pubblici. Come spesso accade, gli avanzamenti tecnologici stanno offendo grandi opportunità di sviluppo che potranno essere colte in pieno solo attraverso un adeguato grado di consapevolezza di tutti gli attori coinvolti nel processo di cambiamento, legislatore e amministratori pubblici in primis.

È in questo senso che il Servizio Informatica del Senato e il Servizio Informatica della Camera della deputati, in linea con le indicazioni dei propri rispettivi vertici, hanno assunto l'iniziativa di avviare questo studio avvalendosi della collaborazione del Centro di ricerca Nexa del Politecnico di Torino, che in Italia è un centro di eccellenza in materia.


Consigli per la lettura

Il presente dossier è presentato in forma di Wiki. Il testo è organizzato in capitoli e paragrafi, per ognuno dei quali viene fornito, in testa, un breve riassunto in forma di "glossa". Ove possibile, per i concetti più generali, non si è provveduto a fornire una descrizione ad hoc, rimandando a - o incorporando - pagine già esistenti nella versione italiana di Wikipedia.

Per la maggior parte, i contenuti qui presentati sono originali, e derivano da attività di studio, analisi, e confronto tra esperti. Si segnala che il capitolo "Dati aperti: movente, opportunità e metodo", ha l'obiettivo di introdurre al mondo degli open data da un punto di vista generale, partendo tendenzialmente da zero. Questo capitolo prende le mosse, aggiornandoli e ampliandoli, da alcuni dei contenuti del "Libro Bianco per il riutilizzo dell’informazione del settore pubblico" prodotto nell'ambito del progetto EVPSI. Si consiglia dunque al lettore già edotto in merito agli open data di scorrere i riassunti dei singoli paragrafi del capitolo 2 per individuare eventuali approfondimenti di suo interesse, tenendo presente che probabilmente dispone già degli strumenti per affrontare proficuamente la lettura dei capitoli seguenti, incentrati sull'offerta e sulla domanda di dati (aperti) in ambito parlamentare.